19/01/2010 22.15.08 Michele Marsico: preside o dirigente scolastico? di Rosario PesceHo conosciuto Michele Marsico nel settembre del 2005, quando presi servizio presso la Scuola Media di Auletta in qualità di docente, appena, nominato nei ruoli dello Stato. Provenivo da un’esperienza triennale di pre-ruolo, condotta esclusivamente nella secondaria di II grado e lontano dalla mia regione natia: pertanto, ero totalmente ignaro delle problematiche relative ad un ordine scolastico estremamente complesso, come quello afferente al triennio conclusivo del primo ciclo di istruzione. Era, perciò, fondamentale per me incontrare un preside ed un team di colleghi, che mi introducesse in un mondo, di cui invero ignoravo le dinamiche virtuose.
Avendo modo di conoscerlo, anche grazie ad un corso, che tenne nei giorni immediatamente precedenti all’inizio delle lezioni, mi resi conto della sua notevole preparazione sui temi della didattica e della pedagogia e mi fu chiara la forte personalità, con cui nel corso dell’anno scolastico avrei dovuto misurarmi e confrontarmi.
Mi furono, altresì, chiare le qualità umane di un professionista, che aveva dedicato l’intera sua esistenza alla crescita dell’istituzione scolastica, all’interno della quale aveva svolto sia il ruolo del docente, che quello del preside. Scuola e comunità cittadina, in quel di Auletta, erano grazie a lui un tutt’uno: Marsico svolgeva – anche suo malgrado – una funzione intimamente politica, nell’accezione più nobile della parola, pur non ricoprendo più alcuna funzione amministrativa, nel momento in cui l’ho conosciuto, in quel Comune situato, in provincia di Salerno, fra i monti Alburni.
Mi preparavo, quindi, a trascorrere un anno scolastico ben diverso da quelli precedentemente vissuti in altre realtà regionali: divenni, immediatamente, cosciente delle qualità di ‘laico missionario’, che un preside siffatto richiedeva ai docenti, che prestavano servizio nella sua scuola.
Quelli erano gli anni della riforma del primo ciclo, voluta dal Ministro Moratti: era, inoltre, entrata in vigore, da poco, la legge sull’autonomia, di cui molti operatori scolastici erano liberi interpreti, visto che quel dispositivo legislativo modificava, ab imis, le tradizioni di una scuola pubblica, abituata a ricevere e ad eseguire, meramente, disposizioni impartite dagli uffici sovra-ordinati.
Marsico, tra quelle novità legislative, si muoveva con un atteggiamento tipico di un illuminato conservatore, in armonia con le sue idealità politiche: da un lato era artefice, nello spirito, delle istanze di cambiamento, promosse dal Parlamento; per altro verso, invece, rappresentava, con il suo stesso esempio quotidiano, il prototipo di un preside legato ad un modello di istruzione fortemente radicato in un “ethos” pubblico, distante anni luce dalle nuove concezioni – di matrice aziendalista – inerenti all’organizzazione del servizio e dell’offerta formativa. Egli si promuoveva da dirigente scolastico, ma si atteggiava sostanzialmente da preside, essendo certamente il migliore dei presidi possibili per la propria istituzione scolastica e per la realtà sociale, in cui essa era immersa.
Nutriva un profondo rispetto per i colleghi con maggiore anzianità di servizio, che, con il loro lavoro, gli hanno consentito di raggiungere risultati pregevoli: Maria Rosa D’Auria, Maria Rosaria Martino, Anna Maria Caputo, Elena Turner e la Direttrice dei Servizi Generali ed Amministrativi, Rosaria Natiello, sono state collaboratrici attente e pazienti, capaci anche di addolcire le sue inevitabili spigolosità caratteriali e comportamentali. Inoltre, si sono dimostrate pronte nell’accogliere e nel fare proprie le istanze didattiche di rinnovamento – laddove queste fossero state motivate e ben argomentate – rappresentate dai nuovi docenti, fra cui ricordo, sempre al mio fianco, il collega Pietro Mandia, che, come me, era in anno di straordinariato e con cui ebbi modo di stringere un rapporto, prima, di frequentazione e, poi, un vincolo di amicizia, che tuttora è saldo.
Per me e per quanti, come me, ipotizzano e desiderano, in un futuro non certo prossimo, di assumere responsabilità dirigenziali, Marsico rappresenta la cartina di tornasole di una scuola, incessantemente alla ricerca di una nuova identità, mai definitiva, ma adeguata comunque ai tempi e all’ambiente civile, in cui essa si situa: contraddizioni e problematicità, ma anche successi e gratificazioni - insite nell’attività del docente - si condensano bene in quella mia esperienza di collaborazione con Marsico, a cui auguro, di vero cuore, di poter assistere, negli anni prossimi, alla crescita progressiva della scuola pubblica italiana, che era nelle sue intenzioni realizzare in quel laboratorio aulettese.
Rosario Pesce
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