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17/11/2009 17.32.02
Versi per Carlo Urbani, di Olimpia Tedeschi

di Olimpia Tedeschi

Il tuo nome sulla facciata della scuola gialla,
gialla come la Cambogia, il Vietnam, le Filippine,
ha trafitto i miei occhi ed il mio cuore.
Ho chiesto di te,
ho letto di te e ti ho incontro nelle impronte
lasciate sul tuo cammino :
pagine di pensieri, fotografie datate,
targhe, epigrafi, premi.
E’ emerso il tuo amore e la tua umanità:
fiaccole ardenti di speranze mai sopite,
in un mondo grigio di sogni incompiuti.
Ho incontrato un eroe quotidiano,
dallo sguardo struggente, le mani operose
e il cuore caldo di passione.
Ho incontrato la tua vita
e a tratti, respirato oltre il tempo,
le tue forti emozioni.
Ho capito come si può essere
spiriti liberi ,
pur venendo abbattuti e sconfitti
da un morbo letale.
Ora, morto, sei nel vento che soffia in Oriente,
in Cambogia, nel Vietnam, nelle Filippine.
Sei a Castelplanio, nella tua casa,
nel cimitero del paese, nella mia scuola gialla,
nei tramonti e nelle albe di ogni stagione,
tra i medici senza frontiere, in Internet.
Goccia di luce, granello di senape
divenuto quercia frondosa,
figlio di una scienza che ama l’uomo
e di una storia bagnata di lacrime e sudore,
di attesa e di certezze imperiture.


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