27/01/2010 14.39.48 27 gennaio- giornata della memoria. Ricordare! di Vittoria SaccàRicordare il passato per costruire il futuro all’insegna della gioia di vivere. Quella gioia di vivere che fu negata a molti, moltissimi ebrei e non, colpevoli solo di essere vissuti in un tempo in cui l’uomo perse il senso dell’amore, della fratellanza, della convivenza con tutti gli altri. Il 27 gennaio, da ben dieci anni, è stato designato come la giornata della memoria, per rendere giustizia, almeno con il ricordo, a tutte quelle migliaia di anime che terminarono i loro giorni nei campi di concentramento. Era il 27 gennaio 1945, quando i soldati sovietici aprirono i cancelli di Auschwitz per liberare il campo. Ciò che videro, andava al di là della logica umana e fu sconvolgente. Ricordare quegli anni d’inferno oggi si rende necessario per condurre la nostra gioventù verso momenti di riflessione affinché comprenda fino a quali e a quanti orrori può arrivare l’uomo se perde il senso della vera realtà delle cose e affinché si radichi nel più profondo del cuore di ognuno che tutto ciò non deve accadere più. Molte le iniziative in questa giornata, a Vibo come in tutta la provincia.
Al cinema Moderno, alle ore 17, si terrà la manifestazione “Oltre il ricordo” durante la quale sarà proiettato il film documentario del regista Enzo Carone, dal titolo “1943-1945 Mio padre nel lager”, in collaborazione con Provincia, Comune e Consulta provinciale studentesca di Vibo Valentia, Comuni di Drapia e di Nicotera, club Rotary e Consulta delle associazioni di Tropea, Centro nazionale sportivo Libertas e Rete Kalabria. Con il coordinamento del presentatore televisivo Marcello Francioso, interverranno Saverio Di Bella docente presso l’Università di Messina, Michelangelo Mirabello assessore provinciale alla cultura di Vibo, il sindaco della città Franco Sammarco e gli assessori Enzo Romeo e Maria Salvia, Cosmo Vallone vice sindaco del comune di Drapia, Pasquale Arnone produttore cinematografico, Franca Falduto resp. Coord. Reg. Consulte studentesche, Antonio Pugliese docente universitario e scrittore, Enzo Carone regista.
Il film-documentario “1943-1945 Mio padre nel lager”, le cui immagini sono accompagnate dalla voce di Michele Kalamera, è tratto dal libro omonimo scritto da Pugliese e viene presentato al pubblico vibonese nella giornata della memoria perché porta con sé, dichiara lo scrittore, “la testimonianza di un nostro compatriota che, con lucidità mentale, chiarezza di immagini e la saggezza di un vate, ha voluto fregiarci di una testimonianza del suo triste vissuto tra il ‘43 e ‘45 nei lager tedeschi. Una storia personale di non facile riscontro, semplice, ma decisamente comune a tanti giovani che, in quel momento storico particolare, hanno vissuto le stesse esperienze, le stesse atroci sofferenze, gli stessi strazi della vita militare e della guerra, prima a carattere coloniale poi da prigionieri in terra straniera. Una storia semplice, - continua Pugliese - così come colui che ha avuto la forza di raccontarla, e in questo forse si contraddistingue, una storia che non assolve ai canoni della normalità, rappresentata da nobili o notabili dalla penna facile e dalle considerazioni articolate e analitiche, ma una storia che riporta le vicissitudini di un giovane comune, non adornato di blasone e di stellette. Un giovane che, dopo tanti anni da quel lontano 1941, riesce a riportare a tutti noi le peculiarità del suo vissuto, non certo per desiderio di notorietà, ma per finalità diverse: passare alle future generazioni la testimonianza del pregresso. E’ storia che continua, continua ancora, anche se ha perso lo smalto di essere raccontata dall’io narrante; continua nonostante gli eventi, legati ad un tempo che passa nello spazio infinito, non consentendo, oltre al dovuto, di sentire ancora quella voce stanca, ma serena del protagonista”.
Il protagonista del libro e quindi del film documentario, è Giuseppe Pugliese, padre dell’autore, che a 18 anni, allo scoppio della guerra si arruolò come volontario nell’Arma dei Carabinieri. Egli, così tanti altri giovani del tempo, fece l’esperienza della vita al fronte e dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943, venne catturato e inviato in Germania in un campo di concentramento dove visse le atrocità del lager riportando a Brattirò, suo paese natale, i ricordi di un’umanità caduta nel baratro. Poi la vita per lui continuò, e i ricordi di quel terribile tempo forse si facevano più intensi quando si chiudeva in se stesso e scolpiva la fredda pietra quasi volesse farla vivere nonostante tutto. Poi la risoluzione di esaudire il desiderio del figlio Antonio, conoscere, sapere e scrivere, perché i tormenti vissuti dal padre restassero a testimonianza del mondo. Nessun giovane, nessun padre, nessuno, dovrà mai più patire sofferenze come quelle di papà Giuseppe.
Il film documentario sarà in seguito proiettato nelle scuole di Nicotera e Tropea. In quest’ultima, nella giornata di oggi, unitamente alle scuole partner della Lituania e della Polonia, sarà ricordato Giovanni Palatucci, il Cristo-soldato, ovvero l’ultimo questore di Fiume italiana che salvò oltre cinquemila ebrei e che morì nel campo di sterminio di Dachau.
Vittoria Saccà
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